E SE VIETASSERO I NEGOZI DI PIZZA ALL'ESTERO ???
Cronaca
Bergamo approva norma antikebab
No a negozi etnici. Divieto anche per fast food e sexy shop
20 luglio, 20:07
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di Sergio Cotti
Niente più kebab a Bergamo Alta. Ma neppure fast food o sexy shop. Lungo le strette vie del centro storico cittadino, d'ora in poi ci sarà spazio solo per negozi 'nostrani'. Lo ha deciso il Consiglio comunale nell'ultima seduta prima delle vacanze, recependo la norma introdotta dalla Regione Lombardia nell'aprile del 2009, con la quale i Comuni possono porre dei vincoli all'apertura degli esercizi commerciali nei centri storici. In concreto, si tratta di una variante urbanistica, che per Bergamo interessa soprattutto la zona di Città alta. Con il via libera della cosiddetta legge 'antikebab' - così era stata definita al momento della sua approvazione in Consiglio regionale - non sarà dunque più possibile aprire neppure altri negozi etnici, come ristoranti cinesi, empori orientali o macellerie islamiche. Il testo è chiaro e pone severi vincoli a ''salvaguardia del decoro, della sicurezza urbana, della cultura e dell'identità locale''.
A dire la verità, l'unico kebab aperto finora in Città alta, a pochi metri dalla stazione della funicolare, è sopravvissuto solo un anno e mezzo. Aperto tra le polemiche da un giovane tunisino, nonostante la posizione privilegiata, è stato costretto a chiudere per via della crisi nell'ottobre del 2009, quando la normativa, già approvata in Regione, ancora non era arrivata al Consiglio comunale di Bergamo. Ieri sera, invece, è stata discussa in aula e approvata con i voti favorevoli di Pdl e Lega Nord. Il centrosinistra ha votato contro, mentre il consigliere comunale dell'Udc si è astenuto. Alla votazione si è arrivati dopo quasi un'ora di discussione. Per la giunta di centrodestra, non si tratta di un provvedimento discriminatorio, ma di un modo per ''porre dei limiti sui prodotti, in modo da garantire un'offerta differenziata a servizio del cittadino'', ha detto l'assessore al Commercio Enrica Foppa Pedretti.
Tra i voti favorevoli, c'è anche quello di Daniele Belotti, consigliere comunale della Lega Nord, nonché assessore regionale al Territorio e all'Urbanistica, secondo cui la norma ''rappresenta il primo passo per la tutela, dal punto di vista commerciale, degli esercizi storici nei borghi antichi e in città alta, che meritano ogni forma di tutela, una tutela - aggiunge Belotti - che non può limitarsi solo, come è avvenuto finora, all'aspetto esteriore dei locali, ma che deve riferirsi anche al tipo di attività svolta''. Duro, invece, il commento delle opposizioni: ''Si tratta di una scatola vuota - spiega il capogruppo del Pd Elena Carnevali - poiché sulle attività commerciali rimane attualmente l'impossibilità di poter impedire a qualcuno di aprire un negozio con una determinata merceologia. Il Comune - prosegue - non può fare controlli preventivi, ma eventualmente solo dopo l'apertura''
pizza, polenta, patate e kebab
Creato il 20 luglio 2011 da Luna Bianca Luna Nera
Una demenziale e sottilmente inquietante ultim'ora recita che nella città padana di Bergamo sarebbe passata una legge definita "anti-kebab".Amante del tipico piatto speziato che i nostri cugini maghrebini hanno esportato nel mondo e incuriosita dal titolo della suddetta ultim'ora, approfondisco e scopro che il comune di Bergamo ha vietato nella città alta l'apertura di negozi di alimentari cosiddetti "etnici" e che, tra le motivazioni dei promotori di questa assurda legge, figurano "la salvaguardia del decoro, della sicurezza urbana, della cultura e dell'identità locale".
Nella nostra società si opera quotidianamente, anche talora a fin di bene, un abuso linguistico ai danni della parola "etnico". La sempre preziosawikipedia mi aiuta a precisarne il significato:
Un gruppo etnico o etnia (dal greco ithnos = popolo) è una popolazione di esseri umani i cui membri si identificano in un comune ramo genealogico o in una stessa stirpe e differenziandosi dagli altri come un gruppo distinto. Gli individui hanno spesso in comune cultura, lingua, religione, usi, costumi e alcune caratteristiche fisiche (tramandate geneticamente e dovute in parte anche all'adattamento al territorio in cui il gruppo vive).
Mi piace l'acuta precisazione "i cui membri si identificano", come se l'etnia non fosse che una scelta individuale: quando Einstein affermò che l'unica razza è quella umana, con chi si identificava?; ma, a parte questa considerazione, dal significato di "etnia" desumo che chiunque possa identificarsi in un particolare gruppo. E dunque, se il kebab è un piatto "etnico", altrettanto "etnica" è la pizza, con la sola differenza che si parla di due etnie abbastanza, quantunque non così tanto, distinte tra loro.
Secondo di poi: cosa c'entra il kebab con la "sicurezza urbana"?I macellai islamici vanno forse in giro con quei lunghi coltelli affilati che un tempo venivano usati per tagliuzzare la carne dal rotolo, sostituiti oggidì da comode ed innocue rotelle elettriche? La risposta è, o può essere: tanto quanto i pizzaioli italiani vanno in giro con quelle acuminate forbicione che tornano assai utili per cimare il basilico senza rovinarne gli steli.
Terzo: l'identità locale.Prima che gli scaltri mercanti veneziani commercializzassero quello che essi stessi, con una evidente operazione di marketing ante-litteram, chiamarono col nome allora alla moda di grano turco, ossia il mais proveniente dal Nuovo Continente, la polenta qui in Europa, non esclusa la città alta di Bergamo, era pura fantasia.E che dire delle patate oggi considerate parte fondamentale della cultura gastronomica e dell'identità europea? Questo alimento si diffuse nel nostro continente solo alla fine del 1700 rendendo di fatto le patate al forno dei tedeschi, la raclette degli svizzeri, la vichyssoise dei francesi, i pizzoccheri dei valtellinesi e, financo, gli gnocchetti bergamaschi, specialità gastronomiche relativamente recenti e dunque aliene dal concetto ossessivo di "identità culturale" in nome del quale la nostra acritica e schizzinosa società si sta imprigionando con le proprie mani in una gabbia dorata ed inesorabilmente indigesta.
Quarto: la pizza.
Dove sarebbe la nostra celeberrima e beneamata pizza senza l'apporto creativo degli americanissimi, immigratissimi pomodori?
Vedano bene, i consiglieri comunali bergamaschi che hanno promosso una legge tanto insensata, che nessun piatto, per dirla con il seicento inglese, è un'isola, ma che ogni elaborazione gastronomica degna di questo appellativo è da sempre una gustosa ed estrosa contaminazione di stili e di ingredienti diversi.
Ma non solo: dove sarebbe l'Italia se gli americani avessero vietato l'apertura delle nostre pizzerie nel loro continente? La nostra storia, dove sarebbe adesso?

purtoppo si sa com'e per molti la mentalita' al nord......
Ciao Pino io sono per il - vivi e lascia vivere - quindi assolutamente contrario a qualsiasi divieto a chi vuole aprire attività purchè lecite. Sono invece super contrario a..........l'altro giorno ero in un negozio di vestiti da lavoro a Como ed entrata una extracomunitaria con il burka, non l'avevo mai visto nella realtà, da brivido, c'era un vecchietto che in dialetto comasco ha detto...oh signur lè giamò carneval...questo, mi dispiace, non è assolutamente accettabile, ovviamente questo è il mio sindacabile parere.
Ciao
io per esempio sono contro il burka,la persona deve essere identificabile per me....
Spiegatemi perché il Mac donald si e il kebab no....


