Siamo agli sgoccioli. È questa una delle frasi ultimamente più ricorrenti di molti scienziati, quando vengono interpellati sulla situazione dei giacimenti petroliferi del nostro pianeta. Il petrolio, infatti, è aumentato del 30% dall’inizio dell’anno a causa della sua sempre più difficoltosa reperibilità.
Tra le tante ragioni che hanno portato i prezzi dei cibi a volare sempre più in alto, quindi, c’è soprattutto l’aumento del costo del petrolio al barile.
Una nuova conferma arriva appunto dalla Coldiretti, che ha quantificato l’aumento del petrolio in una percentuale vicinissima ad un terzo del suo prezzo da inizio 2008.
Questa crescita vertiginosa, oltre ad aver messo in difficoltà il mercato al dettaglio, ha messo in crisi l’intero mercato agroalimentare Made in Italy, che ha visto un calo del suo valore aggiunto del 4,3%, accompagnato da una frenata della produzione agricola del 6,7% nei primi tre mesi del 2008.
I conti sono presto fatti: andando ad osservare da vicino anche solo i piccoli fornitori di prodotti ai locali, quelli che gestiscono tutto senza intermediari, con il proprio camion, le proprie risorse e sempre lo stesso giro da svolgere, a parità di chilometri fatti, hanno visto aumentare di diverse centinaia di euro i loro costi di carburante. Costi che si è obbligati a far rientrare nei prezzi di fornitura.
L’effetto è quindi a catena. Aumenta il carburante, aumentano i prezzi all’ingrosso, e i titolari di locali sono costretti ad aumentare i costi al dettaglio.
Mentre le istituzioni invitano alla calma, la speranza è racchiusa nella ricerca scientifica, invitata a trovare nuove fonti per la produzione di energia, e nel buon senso dell’intera società, pedina fondamentale per gli equilibri del mercato.
Redazione Pizza.it
